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25/05/2009
UGO BERGAMO E L'OPINIONE PUBBLICA

Il senatore Ugo Bergamo ha gentilmente rilasciato la seguente intervista a Francesco Bergamo, direttore responsabile dell’Agenzia Informatore Economico-Sociale.

Ugo Bergamo inizia giovanissimo la sua carriera politica nella Democrazia Cristiana (DC). Nel 1990 viene eletto sindaco di Venezia, nel 1996 consigliere regionale del Veneto, nel 1991 senatore della Repubblica. Ha ricoperto numerosi incarichi di rilievo in Veneto: presidente Ente Autonomo Teatro “La Fenice di Venezia”, vicepresidente Ente Autonomo “La Biennale di Venezia”, vicepresidente ITAV, vicepresidente della società per l’Autostrada Venezia-Padova, presidente del CONI per il Veneto. Ha esercitato l’attività forense dal 1975 al 2005. Attualmente è componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Senatore Bergamo, lo scopo di questa intervista è quello di dare agli studiosi della pubblica opinione la possibilità di studiare la materia da una diversa visuale. Le farò cinque domande.


Nel corso della sua vita privata e professionale si è mai posto la domanda da che cosa sia regolata l’ opinione pubblica ?

“Ho iniziato da giovane a svolgere attività politica e ben presto mi sono reso conto dell’importanza sull’opinione pubblica di quanto dice o fa chi riveste un ruolo pubblico. In particolare ho appreso che, per chi fa politica anche solo nell’ambito della propria comunità locale, le idee espresse, le scelte effettuate e i comportamenti tenuti hanno sempre una ricaduta sulla opinione pubblica. Ciò avviene in primo luogo per il politico che svolge attività amministrativa, quindi particolarmente a contatto con i cittadini di ogni condizione, molti dei quali vivono un rapporto conflittuale con la pubblica amministrazione. Per quanto mi riguarda, è stato soprattutto da sindaco di una città complessa e nello stesso tempo delicata come Venezia, sempre al centro dell’attenzione dei media non solo locali ma anche nazionali e mondiali, che mi sono davvero reso conto direttamente e concretissimamente dell’importanza della ricaduta sull’opinione pubblica di tutto ciò che fa un politico.

E’ ovvio quindi che un politico attento si renda conto di tutto ciò, ed anche che l’opinione pubblica - che lo guarda e lo giudica - si attenda da lui un certo tipo di risposte ai problemi concreti. E qui sorge il problema se il politico debba seguire passivamente le aspettative che egli intuisce nell’opinione pubblica o debba invece concentrarsi nell’ azione politico-amministrativa che intende perseguire. Io sono sempre stato dell’opinione che il politico deve sempre tenere l’orecchio ben aperto verso l’opinione pubblica, ma poi deve saper maturare una propria linea politico-amministrativa da proporre e da far condividere ai suoi concittadini. Diciamo, in concreto, che il buon politico è quello che riesce a capire un problema reale in tutte le sue sfaccettature, a predisporne poi una soluzione positiva, e infine a farla comprendere ed accettare dall’opinione pubblica. E’ questo il modello al quale cerco di ispirarmi. Certo, anche la capacità di capire che ciò che si facendo, diciamo in corso d’opera, può richiedere una qualche correzione di rotta è un altro segno di accortezza e di capacità che a un politico certamente non guasta. Ascoltare e capire da un lato, e decidere senza condizionamenti eccessivi dall’altro, costituiscono il vero equilibrio di una corretta azione politico-amministrativa. Infatti, nonostante oggi qualcuno la pensi diversamente, le scelte politiche non si possono assolutamente fare sulla base dei cosidetti sondaggi d’opinione, per accattivarsi furbescamente il più ampio consenso immediato; e questo ad ogni livello di governo, dal più piccolo comune fino al governo nazionale. Personalmente ritengo sbagliato fare sondaggi per poi dire all’opinione pubblica quello che i sondaggi dicono che la gente si aspetta dalla politica. Tutto ciò è diseducativo per i cittadini e negativo per il bene comune. I cittadini amministrati e governati devono sempre essere messi dal politico nella condizione di comprendere e capire le scelte fatte. A qualcuno può sembrare un rapporto conflittuale, però….è questo il bello e, mi sia consentito, il fine nobile e alto della politica”.

Quando per la prima volta ha preso coscienza dell’esistenza della pubblica opinione ?

“A scuola, da studente liceale, verso la fine dell’anno 1968, il famoso “sessantotto”. La pressione di quegli anni esplosivi era su noi giovani molto forte, ce la sentivamo addosso, ce ne sentivamo condizionati. Mi sforzavo di valutare con discernimento, cercavo di capire con la mia testa quello che succedeva, anche perché in quegli anni cominciavo a maturare l’attenzione per l’attività pubblica e sociale che mi avrebbe poi portato all’impegno politico diretto”.

Il suo approccio al tema in questione è frutto di un percorso di studio oppure è dettato dall’istinto e dall’esperienza personale ?

“Solamente dall’esperienza personale. Diciamo che cerco sempre di essere molto attento e di capire fino in fondo quali sono le esigenze reali dei cittadini. Poi cerco di assecondarle, ma senza però mai lasciarmi trascinare in strade o su percorsi che non condivido”.

Che sistemi usa per rilevare la pubblica opinione ?

“Non ho sistemi particolari, diciamo che registro sensazioni, quasi a livello epidermico, che però mi aiutano a misurare il polso della situazione concreta. Mi sono di grande aiuto il confronto diretto con le persone delle più disparate condizioni, lo scambio di opinioni in tutte le occasioni che mi sono concesse, sia con l’interlocutore occasionale sia con chi ricopre un ruolo preciso in un ambito della vita sociale, economica, culturale e sportiva. Diciamo che, da buon veneziano, ho un mio sistema empirico per avere sempre il polso della situazione”.

Il suo metodo personale per creare un’opinione pubblica a lei favorevole: in cosa consiste e di quali strumenti si avvale ?

“Non cerco mai di carpire l’opinione pubblica, che va sempre rispettata e ascoltata. Cerco piuttosto di aiutare la gente a riflettere. Nel ruolo di imbonitore non mi sentirei mai a mio agio, mentre lo sono invece in quello di amministratore, spero buono, anche se il giudizio non spetta a me”.


 

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