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25/05/2008
SANDRA ZAMPA E L'OPINIONE PUBBLICA

La giornalista Sandra Zampa ha gentilmente rilasciato la seguente intervista a Francesco Bergamo, direttore responsabile dell’Agenzia Informatore Economico-Sociale.

Sandra Zampa è giornalista professionista e addetta stampa. Ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa di palazzo Chigi durante il governo Prodi.

Dottoressa, lo scopo di questa intervista è quello di dare agli studiosi della pubblica opinione la possibilità di studiare la materia da una diversa visuale. Le farò cinque domande.

Dottoressa, nel corso della sua vita privata e professionale si è mai posta la domanda da che cosa sia regolata l'opinione pubblica?
«Per chi come me ha scelto la professione giornalistica e l'impegno in politica, studiare e capire l'opinione pubblica è sempre stata questione centrale e prioritaria. Ovviamente non si tratta di limitarsi alla sola dimensione scientifica-culturale di un fenomeno tipico delle democrazie più avanzate ma di capire, appunto, regole e trasformazioni fortemente collegate a diritti costituzionali e di cittadinanza che rimangono i meccanismi principali per costruire opinioni pubbliche degne di questo nome».

Quando, per la prima volta, ha preso coscienza dell'esistenza della pubblica opinione?
«Che esistesse un'opinione pubblica mi è sempre stato chiaro avendo avuto e avendo la possibilità di vivere in un sistema aperto al confronto delle idee, alla pluralità delle voci, ad una indiscussa centralità dei media. Coscienza diretta di questo importante elemento distintivo di un Paese moderno ed europeo l'ho avuta quando, negli anni '70, ho cominciato ad interrogarmi e a interrogare personalità diverse su un tema che mi è sempre stato a cuore: quello del ruolo dei cattolici in una società complessa ed evoluta».

Dottoressa, il suo approccio al tema in questione è frutto di un percorso di studio o è dettato dall'istinto e dall'esperienza personale?
«Direi che l'esperienza e l'istinto sono state le antenne che mi hanno poi consentito di affrontare questo tema da un punto di vista più legato alla teoria e agli studi. Anche se la letteratura in proposito risente spesso di esperienze tipiche di realtà politiche e sociali diverse dalla nostra. Ma come accade per la comunicazione e le tecnologie occorre superare una sorta di ritardo culturale. Vale a dire bisogna pensare e scrivere di più in "italiano"».

Come e che sistemi usa per rilevare la pubblica opinione?
«Mi affido anch'io come molti alle ricerche e alle indagini che con sempre maggior frequenza sono messe a disposizione di una platea molto ampia rispetto a quella tradizionale degli addetti ai lavori. In questo modo il passaggio in atto da una opinione pubblica generica a opinioni pubbliche settoriali e specifiche, i cosiddetti stakeholders, ci è stato anticipato consentendo così al lavoro di tanti di potersi meglio collegare con trasformazioni sociali che, in passato, avremmo potuto solo registrare a mutazione avvenuta».

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