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25/11/2007
ELIO FIORUCCI E L'OPINIONE PUBBLICA

Lo stilista Elio Fiorucci ha gentilmente rilasciato la seguente intervista a Francesco Bergamo, direttore responsabile dell’Agenzia Informatore Economico-Sociale.

Elio Fiorucci, milanese, classe 1935, inizia l'attività di stilista a 17 anni. Ora, il marchio Fiorucci è universalmente riconosciuto. Fiorucci è anche attivo nel mondo dell'arte. Con le Figurine Panini, invece, ha pubblicato tutte le immagini grafiche del suo lavoro di 30 anni di creatività.

Signore, lo scopo di questa intervista è quello di dare agli studiosi della pubblica opinione la possibilità di studiare la materia da una diversa visuale. Le farò cinque domande.

Nel corso della sua vita privata e professionale si è mai posto la domanda da che cosa sia regolata l’opinione pubblica?

«L'opinione pubblica credo che sia regolata dalle emozioni. È molto emotiva e non ha sempre argomenti razionali. L'emotività sovrasta tutto».

Quando, per la prima volta, ha preso coscienza dell’esistenza della pubblica opinione?

«Da tempo, da quando ero bambino. Io nel '45 ho vissuto una rivoluzione e una guerra civile e da allora mi sono reso conto che esisteva una opinione pubblica. Esisteva la possibilità che la gente, voglio dire così, si muovesse in maniera, io credo, sempre emotiva ma con una opinione. Io non so se giusta o sbagliata ma con una opinione».

Il suo approccio al tema in questione è frutto di un percorso di studio o è dettato dall’istinto e dall’esperienza personale?

«Io direi solamente dall'istinto e dall'esperienza».

Come e che sistemi usa per rilevare la pubblica opinione?

«La pubblica opinione si può capire attraverso le interviste ma anche attraverso una sensibilità: se si sta in mezzo alla gente e se non ci si isola».

Il suo metodo personale per creare una opinione pubblica a lei positiva: in che cosa consiste e con quali strumenti?

«Io credo che la opinione pubblica sia sempre bene orientata e che sia difficile mentirle. O meglio, che si riesca a mentirle per poco tempo. Perciò è sempre meglio essere veri e sinceri, perché la gente capisce».

Grazie.

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