Anno 52 N148
Venezia, 22 settembre 2014
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22/09/2014
LA FORZA DELLE COSE

 di Giulio d'Orazio*

Sabato scorso nella trasmissione, condotta da Andrea Pancani,  di Omnibus della rete televisiva La7 è emersa una considerazione di Mario Sechi relativa al fatto che "è la forza delle cose e non degli uomini che realizza gli avvenimenti". In altre parole la tesi di Kurt Lewin quando afferma che la vita di gruppo (gli eventi) è condizionata da specifiche forze (ambientali e sociali) che agiscono all'interno di un più vasto contesto in quanto gli eventi fisici sono senza eccezioni conformi a leggi (cioè a costanti).
Secondo l'interpretazione demodoxalogica qualsiasi aggregato umano sviluppa una sua costante K che non è la sommatoria dei soggetti appartenenti a quel raggruppamento ma una forza in grado di incidere nella direzione e tempistica degli avvenimenti creando effetti generati da cause che, a loro volta, sono state gli effetti di cause precedenti (vedasi John Dewey sulla continuità degli eventi visti come causa/effetto/causa).
Due esempi sono emersi nella citata trasmissione:
Il fenomeno mediatico Matteo Renzi è stato preceduto dall'allora innovativo nei messaggi politici (basati sugli annunci) Silvio Berlusconi, è per tale motivo ha avuto dei consensi strabilianti in quanto gli elettori, in questi venti anni, hanno metabolizzato le nuove forme di comunicazione politica creando attese diverse dall'epoca dei partiti strutturati; oggi predomina il movimento d'opinione più che l'ideologia di partito (vedasi infatti Beppe Grillo).
Dopo l'11 settembre gli Usa sono intervenuti militarmente, passo dopo passo, in varie aree del Medioriente dando inoltre il loro apporto alle rivoluzioni per la democrazia negli stati arabi mediterranei, peggiorando - a detta di quasi tutti gli osservatori - la situazione rispetto alla precedente.  Barak Obama, preso atto del fallimento della sua politica estera, ha dichiarato che gli Usa non invieranno più i loro soldati per combattere i terroristi jadisti; con la conseguenza che ci dovrà pensare la Nato (cioè l'Europa) essendo la più vicina ai luoghi della instabilità. Le grandi fabbriche di armamenti, che sono tutte in Usa, con la riduzione del bilancio per le spese militari correrebbero il rischio di ridurre i profitti ma così non sarà perché la Nato dovrà armarsi per affrontare l'evenienza degli attacchi dell'Isis ma soprattutto per difendere le fonti di petrolio. Ma, qual è la verità sul disimpegno di Obama? Gli Usa hanno raggiunto l'autonomia in fatto di energia e petrolio, anzi hanno eccedenza di petrolio e quindi non sono più interessati ai pozzi negli stati arabi.
Come si diceva una causa incide sull'effetto che a sua volta è causa ...... condizionando politiche, strategie, eventi che si incastrano nell'inscindibile rapporto territorio-popolazione-risorse con sbocchi spesso non ipotizzati o voluti. *Decano dei demodoxaloghi