Anno 52 N87
Venezia, 20 maggio 2014
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20/05/2014
COSA ALTRO?

Un ex presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, condannato dai magistrati ai servizi sociali; un ex ministro degli affari interni (da cui dipende la polizia), Claudio Scaiola, arrestato con l'ipotesi di favorire la latitanza di un condannato.

Personaggi già inquisiti ai tempi di mani pulite (vent'anni orsono), come Primo Greganti, scoperti ancora in loschi traffici.
Una serie di arresti di politici, imprenditori, affaristi, funzionari pubblici colti mentre si spartivano appalti e bustarelle  sotto l'ombra dell'Expo 2015, la grande esposizione nazionale che dovrebbe rilanciare l'economia e la genialità italiana nel mondo.
Una differenza rispetto al passato: mentre prima intascavano una percentuale su quanto versato al partito oggi al partito danno le briciole e il bottino depredato rimane in famiglia.
Di fronte a fatti del genere cosa penserà l'opinione pubblica mondiale su quanto avviene in Italia? Certamente nulla di positivo, anzi facendo fuggire i capitali esteri disposti ad investire nel nostro Paese.
Se il governo di Matteo Renzi non interverrà in modo rapido, severo e deciso con provvedimenti eccezionali per contrastare il malaffare il Paese non riuscirà a salvarsi.

L'Italia è il Paese ove la famiglia viene al primo posto e la generosità (equivalente all'indulgenza) al secondo posto, gli affetti giustificano tutto e tutti: "tengo famiglia"!  Nulla di anormale se penso al lavoro o alla carriera dei congiunti e degli amici e, in tempi di ristrettezze come questi, una provvista di denaro per far fronte alle necessità presenti e future non guasta.
In un modo o nell'altro tutti hanno agito correttamente e coerentemente al "volemose bene, tengo famiglia".
Lo stesso ex ministro Scaiola ha favorito la latitanza di un pregiudicato, come raccontano i giornali scandalistici, solo per tenerlo lontano dalla moglie della quale si era invaghito.
Tutti gli inquisiti non sono altro che ostaggi di una classe politica di giudici che da oltre vent'anni ha preso di mira dei personaggi per scopi che non centrano nulla con la giustizia: vere vittime di una situazione sociale arretrata che non riconosce nel profitto (comunque avvenga) la molla dell'economia e dell'arricchimento. 
Eì stata inflitta la mortificante pena dei servizi socialmente utili ad un pregiudicato, ex cavaliere ed ex deputato, che ha dato lavoro, creato aziende, rappresentato l'Italia all'estero e amato da milioni di italiani! E qui ritorna l'affetto di una grande famiglia.