Anno 52 N░50
Venezia, 20 marzo 2014
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20/03/2014
PATRIMONIO ARCHEOLOGICO COME STRUMENTO DI COMPETITIVIT└ TERRITORIALE

Siti archeologici come elemento costitutivo e identitario di una comunità e perciò indispensabili per una pianificazione del territorio integrata che ne valorizzi le potenzialità non solo culturali, ma anche paesaggistiche, turistiche ed economiche. Il patrimonio archeologico, in altre parole, può essere volano di attrattività e competitività delle comunità locali se opportunamente governato. È quanto emerso oggi a Venezia al convegno “Archeologia, territorio, cultura: verso il Parco archeologico dell’Alto Adriatico” che presentava i risultati della ricerca “Metaprogetto” sviluppata dalle università di Padova, di Ca’ Foscari e Iuav nell’ambito del progetto europeo PArSJAd–Parco archeologico dell’Alto Adriatico, di cui la Regione del Veneto è capofila.


Come ha illustrato Clara Peranetti del Settore Progetti strategici e politiche comunitarie della Regione, “la visione multisettoriale e multidisciplinare dello studio offre una metodologia innovativa di pianificazione a supporto delle pubbliche amministrazioni e degli operatori del settore culturale, fornendo una quarantina di buone prassi gestionali e spunti pratici”. I responsabili scientifici della ricerca, l’archeologo Sauro Gelichi dell’ateneo veneziano Ca’ Foscari, il geologo Paolo Mozzi dell’università di Padova, l’architetto Domenico Patassini dello Iuav di Venezia e l’economista Fabrizio Panozzo hanno predisposto un prototipo di pianificazione, partendo dal concetto di archeologia preventiva, che tutela il bene archeologico non a posteriori ma a priori, attribuendogli un valore in sé come sistema, e dall’interazione tra archeologica e geomorfologia del territorio, utilizzando tecniche diagnostiche come il telerilevamento. L’ottica è quella infatti di considerare non il sito archeologico in sé ma come parte di un paesaggio nel suo insieme.

Il suggerimento dei ricercatori a chi gestisce siti e musei archeologici è di orientarsi maggiormente al “cliente” del sito e del museo puntando all’interazione tra visitatore e bene culturale, nella prospettiva di aumentare da un lato le visite dall’altro la consapevolezza e la conoscenza del patrimonio archeologico. Il principio è che la fruibilità di un bene culturale non è in contrasto con la valorizzazione e la tutela del bene stesso, anzi. L’area campione oggetto dell’indagine è quella delle province venete che si affacciano sull’Adriatico, dal Po al Tagliamento, con siti come Adria, Ariano Polesine, Altino, Jesolo, Concordia Sagittaria ricchi di evidenze archeologiche.

In particolare è stata presa a modello l’esperienza del laboratorio di pianificazione culturale ad Altino, nel Veneziano, che ha studiato un sistema di valorizzazione estesa che pone il territorio altinate come nodo di itinerari culturali, turistici, ricettivi, in cui il polo museale-archeologico interagisce con le attività produttive, come quelle agricole con i prodotti enogastronomici, ricettive e commerciali. E’ seguita una tavola rotonda moderata da Vincenzo Tiné, Soprintendente per i beni archeologici del Veneto, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Italo Candoni di Confindustria Veneto, Marco Tamaro della Fondazione Benetton Studi Ricerche, Irena Lazar dell’Università di Capodistria, insieme agli amministratori dei Comuni di Ariano nel Polesine, Concordia Sagittaria e Quarto d’Altino.

I risultati della ricerca sono raccolti nel libro Archeologia e paesaggio nell’area costiera veneta: conoscenza, partecipazione e valorizzazione, disponibile in versione cartacea fino ad esaurimento copie, elettronica scaricabile dal sito del progetto PArSJAd e, prossimamente, in versione e-book. Il progetto PArSJAd, finanziato dal Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, si pone l’obiettivo generale di valorizzare il patrimonio archeologico dell’area costiera dell’Alto Adriatico, dal litorale emiliano a quello sloveno, in un’ottica unitaria e transfrontaliera. (Fonte: Ufficio Stampa della Provincia di Venezia)