Anno 52 N36
Venezia, 24 febbraio 2014
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24/02/2014
BERLUSCONI E IL GOLPE

Tra quanto divulgato dal giornalista americano Alan Friedman, dall'ex segretario del presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e nei vari retroscena dei talk show, si è avuta la conferma che la caduta del governo di Silvio Berlusconi il 16 novembre del 2011 fu il risultato di una complessa rete partita ancor prima dall'uscita di Fini (appoggiata da determinati ambienti riunitisi nei pressi della scalinata di piazza di Spagna a Roma) da Forza Italia. 

Autorevoli rappresentanti di paesi esteri da tempo facevano pressioni per sostituire Berlusconi con un premier più gradito, le banche internazionali e i paesi che avevano concesso i prestiti ad alti tassi temevano un mancato rientro dei denari (lo spred aveva iniziato la sua ascesa), la Germania pose in vendita sul mercato quasi un sesto del debito italiano da lei posseduto. L'Italia era considerata un Paese che si apprestava a seguire le sorti della Grecia e, pertanto, le nostre aziende in crisi monetaria diventavano appetibili per essere comprate ad un valore irrisorio. Le banche italiane cercavano di far rientrare i capitali temendo insolvenze.
Di fronte ad una tale situazione qualsiasi multinazionale industriale e bancaria, come di solito accade, affondava il suo coltello cercando di fare buoni affari speculando sulla crisi del Paese (lo spred era arrivato a quota 500).
Quattro mesi prima delle forzate dimissioni di Berlusconi il capo dello Stato Giorgio Napolitano doverosamente incontrò più volte Mario Monti mentre il presidente della banca IntesasanPaolo Corrado Passera (poi entrato nel governo Monti) e l'industriale Carlo de Benedetti (tessera n.1 del Pd) prepararono un piano industriale ed economico per risollevare il Paese. Tutte manovre certamente non sufficienti per costringere Berlusconi a fare le valige. Cosa accadde allora per smuoverlo da palazzo Chigi?
Qualcuno aveva ipotizzato nelle 48 ore prima delle dimissioni una certa aria da bollettino di guerra intorno ai palazzi delle istituzioni, basandosi sull'aumento della scorta e dell'armamento intorno al premier in carica. Come se Berlusconi avesse avuto minacce o, perlomeno, un'ingiunzione a dimettersi. Verrà chiarito anche questo piccolo mistero?