Anno 52 N35
Venezia, 21 febbraio 2014
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21/02/2014
CRAXI, BERLUSCONI E RENZI

Bettino Craxi, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi hanno in comune alcune qualità (per alcuni positive, per altri negative): sono decisionisti, ambiziosi e fantasiosi evocatori; quindi fanno breccia nel popolo per il modo con il quale si presentano ed evocano immagini. Solo che il popolo è una cosa, l'amministrazione pubblica un'altra.

Le istituzioni sono una palude ove basta poco per essere inghiottiti. L'istituzione è quel complesso di persone e regole deputata a mantenere lo status quo, tant'è che si cambiano solo con le rivoluzioni (Francia) o guerre perse (Italia repubblicana) o decisioni di consessi esterni al Paese (Giappone). Gli esempi tratti dalla storia antica e moderna sono moltissimi. Compito dell'istituzione è amministrare, cosa che si può fare seguendo i soliti schemi; ogni innovazione richiede tempi di assuefazione alla novità e pertanto comporta disagio, disservizi e ostruzionismo. Ad adeguare il Paese non ci riuscì Craxi mentre Berlusconi più volte ha detto di non aver "potuto attuare per gli ostacoli frapposti" il suo programma, ammettendo così il fallimento. Due casi sono una coincidenza ma temiamo che anche Renzi si accorgerà di quanto è diverso amministrare una città da un governo (agglomerato di istituzioni, interessi, formalità, sottopoteri, confraternite di dirigenze, ecc.).
Renzi è un boy scout che finora ha avuto successo e che pensa che sia tutto facile, i suoi ragionamenti sgorgano dall'emozione e dall'immaginazione (caratteristiche che gli hanno permesso il successo) ma non dalla fredda logica che contraddistingue i volponi della politica. Il sindaco fiorentino vive in un mondo virtuale ove basta essere applaudito, ricevere gli applausi dei parrocchiani, i complimenti di qualche industriale e poco più di due milioni di voti alle primarie per considerarsi a cavallo della storia.
Ma il mondo virtuale è nella nostra mente, la realtà si scontra con l'attività umana che, come diceva Max Weber, è pur sempre un'attività economica, quindi tesa alla conquista del potere e del guadagno. Da qui le varie lotte.