Anno 51 N202
Venezia, 23 dicembre 2013
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23/12/2013
RABDOMANTI

 

di Francesco Bergamo

Tutti gli esseri umani sono rabdomanti e la capacità di trovare l'acqua è alla portata di tutti. La rabdomanzia è l'arte di trovare le falde acquifere attraverso l'uso di forcelle di nocciolo o di due bacchette metalliche e forma di “L”.

Sembra una storia fantastica, ma non lo è affatto. Magia e maghi non c'entrano per nulla. Tutto è dovuto alla capacità innata dell'uomo di possedere la sensibilità a captare il flusso energetico emanato dall'acqua in movimento.

Fin dall'antichità l'uomo ha usato la rabdomanzia, le prime testimonianze certe arrivano da alcune tombe, risalenti ai tempi dei faraoni dell'antico Egitto, situate nella Valle dei Re, dove sono state trovate delle bacchette da rabdomante. La rabdomanzia veniva usata dagli Etruschi e successivamente dalle truppe romane durante la campagna militare in Gallia. Le legioni si avvalevano dei rabdomanti per trovare l'acqua per gli accampamenti. In Austria, nel secolo scorso, le usavano nelle miniere per evitare di scavare cunicoli che andassero ad incrociare le falde acquifere perché pericolosissime per i minatori che correvano il rischio di morire annegati come topi in trappola.

I migliori rabdomanti riconosciuti dagli studiosi del settore erano i preti e i frati. Era una questione si apporto positivo per le comunità che si veniva a creare attorno alle missioni nel paesi del Terzo Mondo. La Chiesa, poi, non ha mai preso una posizione di condanna di tale pratica perché non veniva e non viene ancora oggi ritenuta una forma di magia ma solo rilevamento dell'energia emessa dall'acqua. Localmente, specie nelle campagne attorno a Venezia, i rabdomanti erano conosciuti e ricercati fino attorno agli anni '60. C'è pure la testimonianza diretta di due famiglie che fecero scavare un pozzo nel loro cortile di casa dopo che un frate, arrivato appositamente da Venezia, indicò con assoluta precisione, dopo aver sondato in lungo e in largo il cortile con la forcella di legno, dove fare lo scavo. Successivamente il pozzo venne chiuso con l'arrivo della rete idrica locale.

Secondo Tiziano Guerzoni e Mario Dorigato, due rabdomanti che continuano a tramandare la tradizione: “Tutti gli uomini hanno la capacità di trovare l'acqua, solo che con il progredire della civiltà e l'arrivo degli acquedotti è andata via via perdendosi”. Ora l'arte sopravvive solo per il sentito dire e attraverso storie familiari. Un vero peccato, perché è una esperienza interessante da fare.

Tecnicamente le bacchette o forcelle non hanno nulla di magico. Sono solo degli strumenti che servono ad amplificare dei segnali che altrimenti l'uomo, salvo casi rarissimi, non riuscirebbe a captare a mani nude. La forcella di nocciolo, legno più indicato per questo scopo, ha la forma di una Y rovesciata, mentre le bacchette ad L sono due comunissimi fili di metallo, il rame va benissimo, con il lato lungo di 42 cm, il lato corto di 13 e il diametro di 3 mm. La forcella di nocciolo si impugna con il dorso delle mani rivolto verso il basso e messa in tensione, ma avendo l'accortezza di tenere i gomiti a 90 gradi possibilmente aderenti al costato. Il lato lungo della Y deve essere parallelo al terreno. Quando il rabdomante arriva sopra la falda, la forcella, con molta energia, rivolge la punta verso l'alto o verso il basso. La forcella richiede notevole esperienza nel maneggiarla ed è pure stancante per l'uomo. Le due bacchette ad L, invece, sono incredibilmente semplici da usare, meno stancanti e anche più precise. Vanno impugnate come due pistole. Sempre i lati lunghi paralleli al terreno e tra loro e i gomiti come spiegato prima. Poi si inizia a camminare lentamente finché le bacchette iniziano a chiudersi verso il petto o ad aprirsi verso l'esterno. Sono precise perché quando iniziano a muoversi significa che si sta entrando nel campo energetico creato dall'acqua che scorre sotto, mentre quando si incrociano al petto o si aprono del tutto significa che si è sopra il punto esatto della falda. Il rilevamento è preciso e doppio.

Ho voluto fare l'esperienza perché incredulo a tutto questo e ho rilevato, con mia grande sorpresa, il punto esatto dell'acqua che scorreva nel sottosuolo. Non era una falda vera e propria ma un tubo dell'acqua, ma non cambia poi molto (secondo gli esperti) perché quello che conta è che l'acqua sia in movimento. Successivamente ho riprovato in una località montana sotto la supervisione del rabdomante Mario Dorigato, il quale poi mi ha confermato il dato. Non felice, ho riprovato con esito positivo anche a Modena. Il rabdomante locale, Tiziano Guerzoni, ha confermato il rilevamento.

Il millenario mistero dei rabdomanti viene ora svelato: l'acqua nel suo percorso sotterraneo sfrega contro le rocce e il terreno. Lo sfregamento crea un campo energetico che viene sentito fino in superficie. Il rabdomante, attraverso le bacchette, riesce a captarlo. La bacchetta si comporta in questo modo: si muove perché involontariamente mossa dall'uomo che la impugna. Il movimento involontario succede perché il campo energetico captato attraverso la bacchetta, che funge da antenna e amplificatore, confluisce nei tendini del polso e poi all'avambraccio attraverso delle microscosse elettriche (impercettibili volontariamente). Queste generano una contrazione dei tendini. La microscossa dunque crea una contrazione che imprime una impercettibile torsione al polso e così facendo dà direzione e moto alla bacchetta. Il movimento degli attrezzi usati in quel momento vengono rilevati visivamente dal rabdomante, questa volta coscientemente, che così capisce di essere esattamente sopra la falda acquifera.

Ma quanto sono precise le rilevazioni dei rabdomanti? Secondo uno studio svolto dagli austriaci negli anni '80, i rilevamenti sono corretti nel 98% dei casi. La percentuale di successo è dunque incredibile, considerando che stiamo parlando di una capacità quasi persa dall'uomo moderno.