Anno 51 N152
Venezia, 20 settembre 2013
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20/09/2013
SCONTRI TRA BANDE A MESTRE

In merito alla sparatoria avvenuta mercoledì a Mestre nel parco di Villa Querini, probabilmente nell’ambito di una contesa per uno spazio usualmente utilizzato dagli spacciatori, la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto ha rilasciato la seguente dichiarazione:

 

«Chissà se basta una sparatoria tra bande in un parco pubblico per far capire in tutta la sua gravità l’emergenza sicurezza che i cittadini di Mestre vivono tutti i giorni, e che solo un mese fa li ha visti insieme per lanciare all’amministrazione pubblica locale l’ennesimo grido d’allarme. E’ triste leggere sulla cronaca di scontri tra bande di stranieri, tra loro molti i pregiudicati e gli irregolari. Uno scontro fra tunisini e moldavi che si contendono il controllo del crimine nel territorio. Ma questo territorio è nostro, è dei cittadini. E’ degli abitanti, degli studenti, dei lavoratori e delle famiglie che a Mestre operano e vivono. Oggi i due assessori Simionato e Bettin del Comune di Venezia dichiarano allarmati la reale possibilità di rischio per l’incolumità delle persone. Era ora! Io lo sostengo da tempo: i cittadini sono le nostre antenne del territorio, lo conoscono perché lo vivono. Vanno ascoltati, e se denunciano una determinata situazione, vuol dire che l’allarme esiste davvero. Non vanno cercati solo quando devono votare il politico di turno. Ed è triste aver assistito in questi anni a innumerevoli tentativi di minimizzare il fenomeno, quasi che ammetterlo apertamente volesse dire confermare l'esistenza di un problema, quasi si volesse nuocere a Venezia, alla sua immagine. Ma non possiamo tutelare l’immagine di Venezia, non possiamo vendere Venezia al mondo senza Mestre e il suo territorio, e dunque non possiamo permetterci di minimizzare un fenomeno come quello della sicurezza e del degrado urbano. Se si trascura la sicurezza e il presidio quotidiano di queste aree, vuol dire abdicare alla delinquenza, regalare intere porzioni di territorio agli spacciatori e ai violenti, aree che diventano le palestre del crimine. E’ come la teoria della finestra rotta: se non la si ripara ci sarà qualcuno che prima o poi ne rompe un'altra, e poi un’altra ancora. Presidiare la sicurezza di un territorio vuol dire non lasciare aree scoperte, non abbandonare aree pubbliche, non  trascurare nulla. Che fare allora? Come amministratore propongo non solo di controllare, ma di reagire e di punire con severità; poi propongo di redigere una mappa di tutte le aree e i luoghi più a rischio, a cui far seguire un piano di intervento, risistemando l’arredo urbano, ripulendo le zone più nascoste, che più di altre attirano i delinquenti, e recuperando il verde pubblico. Propongo di utilizzare le polizie impiegando tutti gli agenti disponibili in modo sinergico e integrato. E non ditemi che la sicurezza è uno slogan politico, solo un problema di “percezione” come mi è stato spesso ricordato dagli amministratori “di sinistra”. Non è questione di destra o sinistra, di maggioranza o di opposizione. Nello scontro sanguinoso di ieri non c’è proprio nulla di percepito, ci sono solo drammatici fatti».