Anno 51 N139
Venezia, 3 settembre 2013
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03/09/2013
NUOVE FAMIGLIE E CURA DEI MINORI

A seguito della polemica mediatica, sia locale sia nazionale, sorta in questi giorni dopo la proposta del consigliere comunale di Venezia Camilla Seibezzi, con delega ai diritti civili, di sostituire sui moduli per l’iscrizione agli asili nido e alle scuole d’infanzia il termine mamma e papà con la parola “genitore”, sono intervenuti l’assessore provinciale alla cultura Raffaele Speranzon e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto.

In particolare oggi la stampa riporta le dichiarazioni della consigliera Seibezzi che ha dichiarato tra l’altro “Assessore Speranzon, lei arriva puntuale agli appuntamenti con la storia, il primo settembre 1939 la Germania nazista attacca la Polonia dando inizio alla seconda guerra mondiale … lei scrive sui giornali portandosi appresso l’eco di questa data, la stessa cultura dell’odio, la stessa arroganza…”.

 

Assessore Speranzon: «Trovo inaudito quest’ attacco personale. Un conto sono le idee, un altro sono gli attacchi all’individuo. Leggere oggi che la consigliera Seibezzi mi considera un nazista perché non condivido il suo pensiero lo trovo mostruoso, e anzi, vista la pesantezza delle sue accuse che costituiscono una vera e propria diffamazione, mi riservo di sporgere denuncia e adire per vie legali. Siamo purtroppo, lo ribadisco ancora una volta, di fronte ad un pensiero unico, che non ammette alcun dibattito democratico e nessuna opinione contrastante, anche se improntata al buon senso comune. Così si sceglie di demonizzare chi la pensa in modo differente, di screditarlo agli occhi della comunità; è un’operazione che mira a privare di autorevolezza colui che difende e sostiene idee diverse. Ho affermato con chiarezza che i figli – tutte le bambine e tutti i bambini all’interno delle famiglie – devono essere tutelati nei loro diritti, anche i figli delle coppie omosessuali. Ritengo ci sia un ordine naturale delle cose, che rispecchia la natura della coppia, la storia umana, la diversità di genere. Esistono i ruoli di mamma e papà, che sono ruoli molto più importanti, molto più concreti nella vita dei bambini che non quella del genitore. Tra l’altro l’etimo della parola “genitore” rimanda a colui o colei che ha generato, che ha trasmesso il proprio patrimonio genetico ai figli. Che ne sarebbe allora dei figli adottivi, che non vivono con i genitori ma hanno invece una mamma e un papà che se ne prendono cura, che li amano, e verso i quali si sentono responsabili pur non essendo letteralmente genitori?».

 

La presidente della Provincia Zaccariotto è intervenuta pubblicamente, e sulla sua pagina facebook, a sostegno del collega di Giunta: «Mi trovo d’accordo con l’assessore Speranzon, e trovo inaudita la definizione di “nazista” affibbiatagli dalla consigliera delegata dal sindaco semplicemente perché non concorda con le sue idee. E’ il metodo applicato da coloro che in mancanza di validi argomenti chiudono la bocca dell’avversario politico con la parola magica di “fascista” o peggio, come in questo caso, con l’accusa di “nazista”. E’ un modo per ridurre ogni dibattito ad un brodo culturale dove tutto si confonde, ed è triste che il tema dei diritti civili sia oggi monopolizzato dalla sinistra, che da sempre fa della libertà di parola un cavallo di battaglia, ma poi utilizza le parole come vere e proprie armi.

Ma trovo ancora più sconcertante la proposta di utilizzare il termine molto più burocratico e asettico di “genitore”, invece di mamma e papà, che rappresentano la realtà delle famiglie. Chi deciderà chi è il genitore 1 e il genitore 2, sarà una classifica, una catalogazione per peso, merito, importanza o cosa? Per la parità di genere si arriva a voler azzerare la natura, a non riconoscere la differenza dei sessi, la biologia e la natura umana, e poi si tende a minimizzare la reale, concreta difficoltà di inserimento di un bimbo o di una bimba con una famiglia di omosessuali in un contesto scolastico tradizionale. Qui il percorso è ancora tutto da capire, e da costruire, ma la strada non può essere certo quella della “distruzione” di chi non la pensa come te. Ultima considerazione: credo che il Comune di Venezia abbia altre battaglie, più serie e più urgenti, sulle quali impegnarsi, tra queste il degrado della città e la lotta alla microcriminalità, che affliggono la qualità della vita dei cittadini veneziani».