Anno 51 N85
Venezia, 17 maggio 2013
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17/05/2013
REDDITI E PATRIMONI

 di Giulio d'Orazio*

A volte il popolo discute su cose che non conosce, che ha sentito dire, ed esprime la sua opinione non suffragata da letture o approfondimenti; il guaio è che spesso anche chi siede in parlamento propone o approva leggi senza averne capito il significato e l'impatto, specie in economia. Prendiamo ad esempio la tassazione: il fisco deve tassare di più i redditi o i patrimoni?

A parte il fatto che ogni imposizione fiscale deve adattarsi al momento economico (crescita o inflazione) del paese e ai suoi effetti con o verso gli altri paesi omogenei (esempio con la politica europea o con la congiuntura internazionale) per gli effetti sull'import-export ed i mercati occorre tenere ben presente la distinzione tra reddito e patrimonio.
Il reddito è quella quota monetaria che, detratte le spese di produzione, va a remunerare gli investimenti. Nelle spese di produzione (fisse e mobili) dobbiamo calcolare, oltre al costo delle maestranze, del materiale lavorato, dei macchinari, trasporti, imposte, residui passivi e sedi di lavoro, anche la remunerazione per gli amministratori e gli investitori. Si evince che il reddito residuale che spetta ai proprietari investitori è in proporzione ai ricavi conseguiti così come la remunerazione agli amministratori dovrebbe essere legata all'andamento dell'azienda. Ogni altro criterio falserebbe i bilanci aziendali ponendo le basi per un dissesto economico. Il reddito, pertanto, è legato alla produzione che, a sua volta, dipende dalla concorrenza e dalle vendite.
Il patrimonio è dato dai beni mobili ed immobili che concorrono a formare il reddito, anche se virtuale, del proprietario. Auto, barche, edifici, investimenti monetari, giardini ad uso esclusivo, ecc. concorrono a valutare l'ammontare del patrimonio posseduto ma non producono reddito per il proprietario. Se la barca fosse data in affitto o se per l'accesso del pubblico al giardino ci fosse un biglietto d'ingresso allora saremmo in presenza di reddito, detratte ovviamente le spese per la manutenzione. Generalmente il patrimonio non produce reddito.
La crescita del prodotto lordo (l'insieme dei beni e servizi prodotti in un dato periodo) rappresenta la ricchezza del paese e dipende dai salari, dalle rendite, dal consumo, dagli investimenti e dalla produzione. Un paese è in crisi economica quando non c'è crescita del pil, se la crisi economica perdura nel tempo si aggiunge anche la crisi sociale. Se le due crisi si avvitano c'è il baratro.
Il quesito sul quale i pareri sono discordi è: quando i governi devono ricorrere ad un prelievo straordinario è meglio tassare i patrimoni o i redditi?
Tassando il reddito (delle aziende) l'impresa avrebbe minori margini economici per affrontare la produzione e la concorrenza. In periodi di crescita del paese la maggiore tassazione verrebbe compensata da un aumento delle vendite e quindi della produzione e del reddito d'impresa. In un periodo di deflazione (diminuzione della moneta in circolazione, quindi di lavoro) un pesante prelievo statale aggraverebbe i problemi aziendali.
Con un paese economicamente in ascesa il pil verrebbe alimentato principalmente dalla produzione del reddito, in un periodo di deflazione dovrebbero essere i patrimoni a sostenere l'economia (compensando così i periodi di vacche grasse). Come? Con una maggiore tassazione rispetto all'usuale, per tornare ai valori precedenti al termine del periodo di crisi.
Chi possiede consistenti patrimoni generalmente non contribuisce a mettere in circolo il denaro attraverso la produzione e il lavoro, al pari delle aziende, per cui può anche intaccare i beni mobili (denaro ed investimenti monetari) e, se il caso, anche quelli immobili (terreni incolti, auto di lusso, residenze all'estero o di prestigio, ecc.) che non sono in locazione per contribuire alla ripresa del paese.
Questo per quanto riguarda la tassazione dei patrimoni e dei redditi. Per favorire la crescita ci sarebbero poi - principalmente - anche i provvedimenti per l'innovazione, la cultura scientifica, il mercato del lavoro ed un welfare all'europea. Inoltre l'Italia ha da sfruttare un grande patrimonio sinora male o poco gestito: i beni culturali e ambientali. *Decano dei demodoxaloghi